Roma, altra squalifica: chiusi anche i Distinti

Oggi il giudice sportivo, Gianpaolo Tosel, chiuderà i Distinti sud dello stadio Olimpico, colpevoli, secondo i rapporti arrivati sul tavolo della Lega da parte degli 007 federali presenti nell’impianto durante Roma-Sampdoria, di aver intonato (sembra per tre volte) il solito coro inneggiante al Vesuvio («lavali col fuoco»). Non solo, ma ci sarebbe l’aggravante (che non dovrebbe avere pesi sulla decisione, trovare comunque spazio negli scritti di Tosel) dell’applauso da parte del resto dello stadio. Insomma, la giornata che doveva essere caratterizzata dalla decisione dell’Alta Corte presso il Coni sul ricorso d’urgenza presentato dalla Roma (teoricamente sarebbe attesa per la serata, ma i giudici potrebbero adesso prendere tempo per capire cosa ci sia nelle carte di Tosel) passerà invece sicuramente per la chiusura del terzo settore dell’Olimpico, e sempre nella partita contro l’Inter. Che così facendo rischia di diventare un appuntamento per pochi intimi.

REITERAZIONE – Quello dei cori a discriminazione territoriale è diventato ufficialmente un problema. Non certo di chi è chiamato a decidere (un giudice applica le regole che ci sono) ma di chi governa il mondo del pallone. Se è vero che ieri, da Sochi, è arrivato il grido d’allarme del presidente del Coni, Malagò: «La norma sta creando una situazione ingestibile. Coloro che hanno voce in capitolo devono discuterne e studiare una soluzione a un problema ormai diventato imbarazzante». Durante Roma- Samp i tifosi ospitati nei Distinti Sud hanno ripetuto il solito, becero coro contro i tifosi napoletani, lo stesso che aveva dato luogo alla squalifica con sospensione prima e alle successive squalifiche della curva Sud e della curva Nord, che erano chiuse contro i blucerchiati e che resteranno chiuse anche contro l’Inter. Insieme, da oggi, ai Distinti Sud, terzo settore dello stadio Olimpico che sarà chiuso dal giudice sportivo. Il resto dello stadio avrebbe – questo direbbero i rapporti – applaudito, mentre le norme federali prevedono esimenti solo nel caso in cui «altri sostenitori hanno chiaramente manifestato (…) la propria dissociazione da tali comportament i» . E non è questo il caso. Anzi, tecnicamente, il giudice sportivo avrebbe in mano tutte le carte per chiudere l’intero stadio (reiterazione del reato, approvazione e non disapprovazione da part del resto dello stadio), visto che il codice lo prevede. Arriverà, quasi certamente, solo il… minimo della pena, il coro parrebbe soddisfare quel criterio di “udibilità” previsto dalle norme.

RICORSO – Il primo, come detto, dovrebbe vedere la luce forse già stasera, pure se la nuova squalifica potrebbe suggerire cautela (tradotto: prendere tempo) nei giudici dell’Alta Corte. L’altro potrebbe seguire l’iter del primo, visto che la Roma proverà a riaprire anche il terzo settore chiuso. Le motivazioni, in estrema sintesi: ogni insulto, per quanto disprezzabile, non può esser preso come discriminazione territoriale ; quello di domenica era una ironica provocazione per un provvedimento che, per il club giallorosso, doveva essere scontato in coppa Italia e non in campionato, vista la potenziale diversità dei tifosi occupanti i vari settori. (corrieredellosport.it)



Categorie:Il caso, Le più lette, Rassegna Stampa

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